Una minoranza slava in Germania: i Sorabi

Ciao a tutti! Il tema di oggi è un argomento a cui sono molto affezionata, non solo perché nella mia tesi di laurea parlo proprio dei Sorabi, ma anche perché ho avuto la possibilità di conoscere questa minoranza linguistica slava dal vivo, di intervistare alcuni di loro e di visitare i loro asili. Se non avete mai sentito parlare dei Sorabi in Germania, allora questo è l’articolo che fa per voi!

LA STORIA

I Sorabi – die Sorben – sono una minoranza linguistica slava-occidentale che si trova nella zona di Bautzen, in Sassonia, e nei pressi di Cottbus, nello stato del Brandeburgo. I primi ceppi slavi occuparono la regione lusaziana, nella Germania dell’est, intorno al VI secolo d.C., ma solo i Sorabi riuscirono a resistere all’intensa germanizzazione e a mantenere una certa autonomia linguistica e culturale nel corso dei secoli.

Con l’arrivo dei Franchi nell’ VIII secolo persero però la loro indipendenza, si convertirono al Cristianesimo e i loro territori furono divisi in diversi piccoli stati autonomi, governati da padroni differenti. La germanizzazione continuò non solo con la venuta di altre popolazioni tedesche e con i matrimoni misti ma anche con i primi divieti di praticare la loro lingua, soprattutto nella Bassa LusaziaNiederlausitz – cioè nell’attuale stato del Brandeburgo. I Sorabi dell’Alta Lusazia Oberlausitz – in Sassonia, godettero invece, grazie a padroni più tolleranti, del beneficio di poter seguire la messa in chiesa nella loro lingua e di parlarla a scuola in determinate materie. Grazie a queste agevolazioni la maggior parte dei Sorabi della Sassonia riuscì a tramandare la propria lingua alle generazioni successive senza problemi.

Le differenze, soprattutto linguistiche, tra i due gruppi sorabi divennero così marcate che si formarono due culture e in particolare due lingue distinte: il sorabo inferioreNiedersorbisch – nella Bassa Lusazia e il sorabo superioreObersorbisch – nell’ Alta Lusazia.

Nel 1521 il Protestantesimo influenzò anche questi territori e ciò portò alla conversione religiosa della maggior parte dei Sorabi; solo un piccolo gruppo in Sassonia rimase fedele ai principi cattolici. La religione protestante, inoltre, contribuì anche alla nascita della forma scritta delle lingue, poiché molti libri vennero tradotti per la prima volta in sorabo inferiore e superiore.

Nel 1815 i territori della Bassa Lusazia e parte di quelli dell’ Alta vennero ceduti al regno di Prussia, che iniziò una vera e propria politica anti-soraba. Inoltre, il processo di industrializzazione sempre più pressante e l’arrivo di altra manodopera tedesca amplificarono sempre più la germanizzazione iniziata già nei secoli precedenti. La restante Alta Lusazia rimase sotto la dominazione sassone, da sempre molto più tollerante nei confronti dei Sorabi. Questa tolleranza, purtroppo, terminò con l’arrivo del nazismo.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la Repubblica Democratica Tedesca riconobbe finalmente ai Sorabi il diritto di praticare e di imparare la propria lingua nelle scuole. A questo scopo vennero istituiti due tipi di scuola: nelle scuole Typ A tutte le lezioni venivano tenute in lingua soraba, mentre nelle scuole Typ B la lingua poteva essere studiata per due/tre ore a settimana. Nella Bassa Lusazia, purtroppo, fu possibile solo la forma B poiché non c’era quasi più nessuno che parlasse il sorabo inferiore. Queste strutture sono ancora esistenti ma le lezioni delle scuole A vengono tenute anche in tedesco.

LA SITUAZIONE ATTUALE

Oggi il sorabo in generale, ma soprattutto quello inferiore, è una lingua che sta morendo, come segnala anche l’UNESCO Atlas of the World’s Languages in Danger. Questo vuol dire che il sorabo non viene quasi più tramandato alle generazioni più giovani e che sempre meno persone lo parlano quotidianamente. Secoli di divieti e discriminazioni non potevano che sortire questi effetti.

Attualmente è anche quasi impossibile stimare una cifra, anche solo generica, del numero dei Sorabi ancora esistenti perché, secondo la “legge soraba” del Brandeburgo del 1994 e quelle della Sassonia del 1999, chiunque si dichiari “Sorabo” è Sorabo, e nessuno, neanche lo stato, può controllare la veridicità di queste affermazioni, per evitare discriminazioni come in passato: non esiste, quindi, una nazionalità “soraba” poiché tutti i sorabi sono tedeschi.

IL PROGETTO WITAJ

La mia tesi si basa principalmente sul progetto Witaj – Willkommen  iniziato nel 1998 con lo scopo di aumentare il numero dei parlanti di queste due lingue. Questa meta può essere raggiunta attraverso l’apprendimento del sorabo già in età prescolastica: i bambini imparano la lingua all’asilo nido grazie ad una maestra soraba che interagisce con loro solo in questa lingua e che li coinvolge in attività che si svolgono solo in sorabo.  Questo metodo, definito metodo dell’immersione, sperimentato per la prima volta in Canada, si basa dunque sul principio “una lingua- una persona”. I bambini che crescono bilingue in una famiglia, in cui madre e padre parlano due lingue differenti, associano spesso una lingua ad un genitore e automaticamente interagiscono con lui in questo idioma. Anche negli asili sorabi viene applicato lo stesso concetto, solo che in questo caso la maestra è la persona di riferimento soraba. I bambini possono, ovviamente, anche parlare solo tedesco senza nessun problema.

Questo progetto, nel corso di quasi vent’ anni, ha raggiunto obiettivi onorevoli, non solo perché è riuscito ad aumentare le strutture con tale offerta, ma anche perché è riuscito ad abbattere pregiudizi radicati da secoli nei confronti di una popolazione diversa da quella tedesca: una popolazione slava senza un proprio stato di riferimento.

Io ho avuto la fortuna di visitare tre di questi asili, esattamente due a Bautzen, città bellissima che vale la pena visitare, e uno a Cottbus, e di intervistare per la mia ricerca le direttrici e le maestre di queste strutture. La cosa che mi è rimasta più impressa è vedere con quanta dedizione e con quanto impegno queste donne si dedichino a questo progetto e con quanto amore cerchino ogni giorno di tramandare la lingua e la cultura soraba ai bambini. Non mi scorderò mai con quanto orgoglio mi mostravano i progressi linguistici dei bambini; la loro passione mi ha così travolta che mi sono commossa nel vedere i piccolini che tutti contenti rispondevano alla maestra in sorabo. Personalmente spero davvero che i bambini vadano avanti a studiare la lingua nelle scuole bilingue esistenti e che addirittura studino Sorabistik all’università di Lipsia, l’unica istituzione universitaria in Germania e probabilmente nel mondo che offre questo percorso di studio. Se la loro esperienza con il sorabo si concludesse con l’asilo, dimenticheranno questa lingua nel corso di pochi anni.

Per questo motivo la battaglia è ancora lunga anche perché il mondo globalizzato in cui viviamo ci porta a studiare sempre più le lingue maggiori e a dimenticare quelle minori.  Mi auguro, lo stesso, che i genitori continuino a sostenere questo progetto, che il sorabo ritorni a popolare queste zone e che non venga più visto come un elemento disturbante bensì arricchente.

RIFLESSIONI CHE PORTERÓ SEMPRE CON ME

Come ho detto all’inizio, questo tema per me è molto importante perché con esso chiudo i miei tre anni qui a Bamberg. Non ho studiato economia, non ho studiato marketing, non ho studiato nessun indirizzo che mi abbia qualificato in qualcosa di specifico e che sia spendibile nel mondo del lavoro, ma gli studi linguistici mi hanno aperto un mondo e sono contenta di averli intrapresi.

Prima di Bamberg non avevo mai pensato seriamente al valore della “madrelingua” e della cultura in generale; sono qualcosa di scontato, che nessuno mi potrà mai togliere, perché dargli peso? Anche se sembrano elementi insignificanti e scontati, quasi tutte le dittature storiche hanno capito che il primo passo per unire e/o soggiogare un popolo era partire proprio da lì: dalla lingua.

Le politiche linguistiche di Mussolini contro i dialetti e contro le minoranze linguistiche slave del Nord, così come le pianificazioni linguistiche dell’Unione Sovietica, non sono mai state portate avanti solo perché era di moda farlo. Al contrario, ogni singola legge emanata in questo ambito, è stata concepita dopo studi in materia: la lingua è una parte integrante di una cultura, è una parte così intima che il divieto di parlarla significherebbe arrivare alle radici culturali di una persona e sradicarle. Portare una persona ad odiare la propria lingua perché è causa di discriminazioni e nei peggiori casi di punizioni fisiche, è, secondo me, dopo il massacro fisico, uno dei modi più subdoli per conquistare un popolo.

Mi è capitato di incontrare italiani che mi hanno confessato di aver evitato connazionali per anni e di non parlare la propria lingua da tantissimo tempo. É comprensibile se si vuole imparare una lingua straniera e se non si ha tanto tempo, ma, purtroppo, queste persone vivevano qua già da anni. Nelle loro parole intravedevo sempre una smorfia di trionfo, come per sottolineare che ce l’avevano fatta, che erano in grado di parlare una lingua straniera e che si erano liberati di questo peso enorme: l’italiano. Mi hanno fatto davvero pena.

Io mi sento abbastanza integrata in Germania ma non c’è cosa più bella che ritrovarsi con gli amici italiani, provenienti da diverse regioni, per una cena, per uscire o per chiacchierare. Non c’è nulla di più bello che sentire diversi accenti e imparare a conoscere davvero il proprio paese, da diversi punti di vista e da diverse sfaccettature linguistiche. È triste pensare che ci siano popoli come i Sorabi che combattono ogni giorno per mantenere la loro lingua e le loro tradizioni vive e che dall’altro lato ci siano persone contente di essersi sbarazzate della loro madrelingua. Saper parlare una lingua straniera è “cool”, ma poter insultare qualcuno in italiano senza essere capito o esprimere il proprio disappunto attraverso le innumerevoli parolacce che questa lingua ci offre, è decisamente solo un vantaggio e un toccasana per l’anima😊

FONTI

Se volete scoprire qualcosa di più sui Sorabi, vi invito a visitare la pagina dello Witaj-Sprachenzentrum, la pagina del Sorbischer Schulverein e.V. e quella del Sorbisches Institut. Nella prima pagina citata potete trovare anche dei libri da scaricare gratuitamente in tedesco, che io stessa ho utilizzato per la mia tesi.

 

Se volete rimanere aggiornati, invece, venitemi a trovare sulla mia pagina Facebook , anche solo per fare quattro chiacchiere 🙂

Annalisa Perone

2 comments

    1. Grazie! É un argomento che non in tanti conoscono e mi sembrava carino condividerlo, anche perché ho scritto la mia tesi su di loro 🙂

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